Yoga e meditazione rendono i genitori consapevoli

Alcuni estratti dal testo Benedetti Genitori dei coniugi Rabat-Zin su yoga e consapevolezza per diventare genitori consapevoli

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Lo yoga è una disciplina esperienziale che nutre corpo e mente. A noi di Ginkgo Lab che proponiamo corsi di yoga a Campi Bisenzio e Carmignano, nella provincia nord di Firenze, ci piace integrarlo con buone letture, meglio se di larghe e condivise vedute. Benedetti genitori, dei coniugi Kabat-Zin, apre una finestra sulla possibilità di essere genitori “consapevoli”, presenti nel qui ed ora ai propri figli, capaci di trasmettere e condividere con loro, la necessità di una presenza interiore su ogni cosa che facciamo.

Alcune citazioni ed estratti che parlano da soli:

Io credo che la sfida di essere genitore sia quella di vivere i nostri momenti in totale pienezza, controllando il più possibile la nostra rotta, nutrendo i nostri figli e nel frattempo, crescendo noi stessi“.

… nel fare il genitore, perfino le opinioni di ieri che hanno funzionato bene non ci saranno d’aiuto oggi. Dobbiamo sentire il presente per capire la necessità. E quanto le nostre risorse interiori sono esaurite, è necessario trovare modi efficaci per rivitalizzarle, senza che ciò avvenga a spese dei nostri figli.

La consapevolezza è una disciplina meditativa. Esistono molte discipline meditative (…) ogni porta offre una prospettiva (…) ma il luogo è sempre lo stesso. La meditazione, qualunque sia la tradizione, consiste nell’attingere all’ordine e alla quiete presenti dentro e dietro ogni attività, per quanto caotica può apparire, usando la facoltà dell’attenzione. Non è come spesso si ritiene, un intervento interiore (…) è un’osservazione sistematica e sostenuta di tutto il campo dell’esperienza o di qualche specifico di essa“.

“La condizione di genitori è uno specchio in cui vediamo il meglio e il peggio di noi stessi”.

“L’essere genitori consapevoli ci richiede di dirigere parete dell’energia, disciplina, affetto verso l’interno, verso la cura più sistematica della vita interiore oltreché esteriore dei nostri figli, verso i bisogni dell’anima, come verso le necessità materiali. (…) la consapevolezza non ci dice come fare ma ci fornisce un metodo per ascoltare, per prestare attenzione da vicino. (…) quello che comporta è una rotazione della coscienza che ci permette di vedere da vicino la visione profonda del momento presente”. 

Nutrire ed onorare la sovranità dei nostri figli, non significa lasciare esercitare i propri diritti senza limiti, che debbano fare tutto ciò che vogliano o che altri debbano fare le cose per loro. È compito dei genitori proteggere e nutrire la sovranità dei figli senza alimentare l’idea che qualunque cosa facciano vada bene, che solo la loro opinione conta ecc. La sovranità di ogni persona è inter-dipente e inter-connessa a gli altri.

“Esisteranno sempre delle divergenze ed in ultima analisi, un figlio deve trovare la sua strada. Quando un figlio di qualunque età sente la vostra accettazione, non solo per la sua parte amabile, ma anche per quella difficile, acquista libertà di diventare più intero ed equilibrato. I figli sono in grado di affrontare qualunque difficoltà se sono in grado di tornare alla fonte dell’amore incondizionato”. 

“Fare qualcosa e basta non è così facile. Prendi “camminare e basta”. Non è così facile. (…) devi lavorarci, è quello che si chiama pratica. (…) La meditazione è semplicemente lavorare per essere consapevoli in ogni momento, qualunque cosa tu faccia, senza lasciarti trascinare dai propri pensieri(…). Non si tratta di cambiare nulla. Il punto è solo essere consapevoli del momento che stai sperimentando”.

Questi sono brani dal capitolo PARTO:

Il travaglio è un’occasione per toglierci di dosso il mantello tranquillo, gentile (…) da brava ragazza, così spesso indossato dalle donne della nostra società e per consentirci la libertà di essere chiunque e comunque siamo, di concentrarci all’interno di noi e di impegnarci in quello che sta accadendo. Se quelli che ci stanno intorno sono in grado di lasciarci fare a modo nostro, di accordarci la nostra sovranità in questo miracoloso processo in cui noi recitiamo il ruolo principale e centrale, il parto può essere una vigorosa affermazione e una potente guarigione dalla nostra stessa psiche, un’iniziazione ad un nuovo territorio dell’essere.

“Per coltivare la consapevolezza durante il travaglio, possiamo rammentare a noi stesse di mantenere il respiro lento e profondo quando sentiamo l’intensità del crescere delle contrazioni, usando l’inspirazione per mantenere le sensazioni intense e ogni espirazione per rilasciare le tensioni o l’irrigidimento che sentiamo nel nostro corpo. La fine di ogni contrazione porta sempre un attimo di pausa, per quanto breve, e ci da la possibilità di cambiare posizione, di bere qualcosa di ricevere un abbraccio, per fare una risata. Se siamo consapevoli, siamo in grado di vedere o sentire ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento”. 

“Nel dare la vita ai nostri figli, potremo scoprire che abbiamo dato vita a nuove possibilità dentro noi stesse”.

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