Holi, i colori fanno bene all’animo

pigmenti
Foto Sonia Squilloni © 2006

Pochi giorni fa si è svolta la festa di Holi, la festa dei colori. Si svolge il giorno dopo la prima notte di luna piena del mese di Phalgun o Phalguna (febbraio/marzo), più o meno in concomitanza con la primavera. È una festa dedicata a Krishna e alle sue gopi, le pastorelle con le quali il giovane dio trascorre la sua giovinezza. 

La festa di Holi può essere vista in linea di continuità con la festività più antica di Saturnalia, un primitivo rito di fertilità, disposta alla fine dell’inverno, per propiziarsi una buona stagione di messi, nel quale si combinavano danze popolari, opere buffe e giochi erotici propiziatori di raccolti abbondanti. Sopravvivo ancora delle usanze di questo antico rito come canzoni allusive, il lancio di acqua colorata e il salto dei falò. Anche nella nostra tradizione occidentale la primavera, o la fine dell’inverno, è il periodo indicato per propiziarsi la buona stagione con feste, canti e falò propiziatori; pensiamo a Sant’Antonio Abate che cade il 17 gennaio, dove in molte culture, oltre all’aspetto religioso, legato a funzioni e processioni, troviamo ancora il rito dei balli e dei canti attorno ai falò. 

La festività di Holi caratterizzata da un comportamento goliardico, una sorta di carnevale, dorante la quale la gente si spruzza a vicenda polveri colorate. La festa è legata al mito di Hiraņyakaśhupu, che nelle sue ambizioni di vendetta nei confronti del dio Vishnu e avverso alla devozione del figlio per questa figura del pantheon induista arrivò a sacrificare la sorella Holika alla violenza del fuoco.  Ancora oggi si accendono falò nella notte precedente alla festa di Holi. Il carattere gioioso e divertente della festa trae origine dalla figura di Krishna, reincarnazione del dio Vishnu a cui la festa e dedicata. A Mathura e Vrindavana, città dove il giovanotto passò la sua infanzia la festa dura 16 giorni ed è animata da canti e danze. 

In tutta L’India è l’occasione per abbandonare le proprie inibizioni e lasciarsi andare al divertimento sfrenato. 

Sarebbe auspicabile, come è accaduto per alcune festività, e penso in particolare alla festa di Halloween, cogliere l’essenza di questa festa, senza i suoi eccessi, e poterla trasferire nel nostro uso comune, in particolare per sfruttare il potere benefico dei colori. Tutti noi sappiamo che quando ci sentiamo un po’ giù, se scegliamo un capo di abbigliamento colorato, vivace, sicuramente il nostro aspetto apparirà più valorizzato rispetto a vestirsi di colori scialbi o slavati. La cromoterapia è quella disciplina olistica che fa uso dei colori per la cura di malattie. Secondo questa medicina alternativa l’uso dei colori sarebbe di aiuto al corpo e alla mente per ritrovare il proprio equilibrio, oltre a calmare alcuni sintomi. Questa terapia non ho superato nessun studio clinico che ne confermi la veridicità. L’assenza di risultati porta a considerare le teorie della cromoterapia come ipotesi e i singoli episodi di guarigione come dovuti ad interventi esterni o all’effetto placebo. Per questo viene considerata una pseudoscienza. Consapevoli di questo possiamo addentrarci nell’affascinante mondo dei colori e delle particolarità psiche e spirituali sugli individui.

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Il rosso • L’arancione • Il giallo • Il verde • Il blu • L’indaco • Il viola 



fonti: M. e J. Stutley Dizionario dell’Induismo, Ed. Ubaldini – http://www.magikwand-webdesign.com/holi.html http://it.wikipedia.org/wiki/Cromoterapia

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